Come insegnante, la valutazione è sempre stata per me un aspetto centrale, ma anche carico di interrogativi. Nel mio percorso, mi sono spesso chiesta come poter andare oltre il semplice “voto” o giudizio sintetico, per trasformare la valutazione in un vero strumento di crescita per i miei studenti. In questo senso, l’incontro con il pensiero di Carlo Petracca, figura autorevole nel campo della ricerca educativa, mi ha offerto nuove prospettive e strumenti concreti.

Petracca ci ricorda che la valutazione è una delle tre dimensioni fondamentali della nostra professionalità docente, insieme alla programmazione e all’insegnamento. Ma, soprattutto, ci spinge a considerare il grande potenziale educativo della valutazione. Non si tratta solo di misurare l’apprendimento, ma di offrire agli studenti informazioni preziose per migliorare il loro percorso. Questa visione formativa della valutazione risuona profondamente con la mia esperienza quotidiana in classe, dove osservo quanto un feedback mirato e costruttivo possa fare la differenza nel motivare i ragazzi e aiutarli a superare le difficoltà.
Ho sempre percepito che il successo nell’apprendimento è strettamente legato al sentirsi inclusi. Le riflessioni di Petracca sull’importanza della valutazione come strumento di inclusione hanno rafforzato questa mia convinzione. Come lui stesso sottolinea, l’insuccesso scolastico è spesso la causa della demotivazione, non il contrario. Aiutare i nostri studenti a progredire attraverso una valutazione attenta e formativa è il modo migliore per evitare che si sentano esclusi.
Ripensando agli anni in cui il voto era l’unico strumento di valutazione, concordo pienamente con Petracca quando lo definisce “muto”. Un numero, da solo, raramente comunica in modo efficace le ragioni di una valutazione e, soprattutto, non indica la strada per il miglioramento. Ho sempre trovato più utile accompagnare i voti con spiegazioni dettagliate, cercando di offrire una “ricchezza informativa” che il semplice numero non può dare.
L’introduzione dei giudizi descrittivi nella scuola primaria, sostenuta con forza da Petracca e dal suo comitato scientifico, ha rappresentato un passo avanti significativo. Questi giudizi offrivano una comprensione più profonda dei progressi e delle aree di miglioramento, contribuendo a costruire un’identità più consapevole negli studenti. Tuttavia, il recente ritorno alla scala aggettivale con l’ordinanza ministeriale n. 3 del 2025 ha suscitato in me, come in molti colleghi, dubbi e perplessità. Condivido la preoccupazione di Petracca riguardo alla povertà informativa di giudizi sintetici come “italiano buono”, che lasciano studenti e genitori senza indicazioni specifiche su come intervenire.
Di fronte a questa nuova sfida, trovo particolarmente utili i suggerimenti di Petracca per integrare il documento di valutazione ufficiale con una documentazione scritta aggiuntiva. L’esperienza della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo Renato Moro di Taranto, con l’introduzione delle lettere di valutazione, è un esempio concreto di come si possa superare il limite comunicativo dei voti e dei giudizi sintetici, instaurando un dialogo costruttivo con gli studenti e le famiglie. L’idea di scrivere una lettera “cara/o [nome dell’alunno]” per accompagnare la scheda di valutazione, focalizzandosi sui progressi e indicando modi e strategie per migliorare, mi sembra una pratica preziosa e concretamente applicabile.
Altrettanto importante è l’enfasi posta da Petracca sulla valutazione dialogata. I colloqui con gli studenti e i genitori hanno una forza comunicativa maggiore rispetto alla sola valutazione scritta, grazie al tono della voce e alle espressioni facciali. Sostenere e valorizzare questi momenti di confronto, come suggerito da Petracca, è fondamentale per creare un clima di fiducia e collaborazione.
Infine, trovo particolarmente illuminanti i principi per una valutazione efficace delineati da Petracca:
- Differenziazione: Fare riferimento a comportamenti specifici e concreti, evitando generalizzazioni.
- Descrizione Fenomenologica: Basare i giudizi su azioni osservabili, senza etichettare gli studenti.
- Verbalizzazione Interazionale: Evidenziare il contesto in cui si manifestano i comportamenti.
- Funzione Prognostica: Indicare come migliorare, offrendo suggerimenti pratici.
- Riconoscimento del Progresso: Valorizzare anche i piccoli passi avanti compiuti dagli studenti.
Questi principi rappresentano una guida preziosa per trasformare la valutazione in un vero motore di apprendimento e di crescita personale per i nostri studenti.
In conclusione, le riflessioni di Carlo Petracca mi offrono un quadro teorico solido e, al tempo stesso, spunti pratici per ripensare il mio approccio alla valutazione. La sua visione di una valutazione formativa, inclusiva e dialogica, integrata da strumenti comunicativi più ricchi e personalizzati, mi spinge a continuare a sperimentare e a ricercare modalità sempre più efficaci per “prendermi cura” dei miei studenti e accompagnarli nel loro percorso di apprendimento.