Perché è importante parlare ai bambini della guerra (Anche quando il mondo sembra troppo grande per loro)

Ogni giorno i bambini respirano ciò che accade nel mondo, anche quando noi adulti pensiamo di proteggerli con il silenzio. Le parole “guerra”, “missili”, “bombe”, “ostaggi”, “bambini feriti” entrano nelle loro case attraverso la televisione, i social e le conversazioni dei grandi. E il silenzio, a volte, spaventa più delle parole. Parlare ai bambini di guerra non significa traumatizzarli, ma aiutarli a dare un senso a ciò che sentono e vedono, con parole semplici, vere e rassicuranti.

I bambini percepiscono tutto

Anche se non comprendono i dettagli politici o storici, i bambini colgono le emozioni degli adulti.Vedono il telegiornale acceso, ascoltano parole dette sottovoce, notano sguardi preoccupati.Non parlarne può far nascere fantasie più spaventose della realtà, perché ciò che non si capisce, spesso si immagina.

Parlare è un atto educativo e politico

Spiegare non significa “fare politica di partito”: significa fare cittadinanza. La scuola, come la famiglia, ha il compito di formare coscienze sensibili, capaci di distinguere il giusto dallo sbagliato, di riconoscere il valore della vita umana e di costruire la pace anche nei piccoli gesti quotidiani. Quando parliamo di guerra, in realtà stiamo insegnando la pace.

Come parlarne in modo adatto

Ascoltare prima di spiegare. Chiediamo cosa hanno sentito, cosa immaginano, cosa li preoccupa. Usare parole chiare ma non crude. Possiamo dire: “Ci sono persone che stanno combattendo perché non riescono a mettersi d’accordo. Alcune soffrono, e noi speriamo che trovino presto la pace.” Ribadire la sicurezza personale. I bambini devono sentire che qui e ora sono al sicuro. Coltivare l’empatia e la solidarietà. Disegni, lettere, momenti di riflessione o raccolte simboliche aiutano a trasformare l’angoscia in azione positiva.

Il silenzio non protegge, isola

Tacere non significa tutelare. I bambini crescono meglio quando sanno che possono chiedere, parlare, capire. Dare loro strumenti per leggere il mondo è un modo per costruire adulti più consapevoli, non più spaventati.

Educare alla pace è il compito più politico che esista

In un tempo in cui la parola “politica” spaventa, ricordiamoci che educare è l’atto politico più alto e pulito: è scegliere di credere che le nuove generazioni possano costruire un mondo diverso. E allora sì, anche a scuola, parlare di guerra serve a seminare pace. Con delicatezza, con misura, ma senza silenzio.

Educare alla pace, ogni giorno, è il gesto più rivoluzionario che possiamo compiere.

Vi propongo una storia creata in occasione degli eventi legati alla missione umanitaria Global Sumud Flotilla durante l’isolamento del popolo palestinese. Ho preparato uno storybook con audio e una versione in PDF da stampare.

Pubblicato da Maestra Consuelo

Mamma felice e docente e tutor di scuola primaria. Sostenitrice delle metodologie attive nella didattica, appassionata di narrativa per l'infanzia e di tecnologia (Microsoft Ambassador e Innovative Educator Expert dal 2020)

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