di Maestra Consuelo
Quando si parla di didattica della matematica, una delle sfide più grandi è aiutare i bambini a comprendere cosa chiede davvero un problema. Non basta saper contare o conoscere le operazioni: serve leggere con attenzione, mettere in ordine le informazioni, visualizzare la situazione e trovare una strategia efficace.

Ecco perché nel mio percorso “Movie Problems – La matematica va al cinema!” ho scelto di proporre un’intera serie di attività a stazioni, pensate per trasformare la comprensione dei problemi in un’esperienza concreta, dinamica e motivante.
Perché le attività a stazioni sono così efficaci?
Le attività a stazioni sono una metodologia altamente inclusiva e flessibile, capace di adattarsi ai diversi ritmi di apprendimento. Permettono ai bambini di:
1. Muoversi, esplorare, partecipare
La matematica non è più un esercizio statico, ma un percorso fisico: si pesca un biglietto, si incolla una parte della storia, si ricostruisce una scena, si usa il “Cinema Journal”.
Il movimento sostiene l’attenzione e abbassa il carico cognitivo.
2. Cambiare prospettiva sul problema
Ogni stazione lavora su un pezzo diverso della competenza:
- analisi della consegna
- individuazione dei dati
- rappresentazione
- costruzione autonoma del problema
- ricostruzione di una storia disordinata
- verbalizzazione finale
In questo modo il bambino incontra il problema da più angolazioni, consolidando strategie e sicurezza.
3. Sperimentare autonomia e autovalutazione
Nelle stazioni ci si muove “da soli, ma insieme”: ognuno procede con il proprio ritmo, gestendo materiali, schede, strumenti.
Al termine, il Registro del Cinema diventa uno spazio di riflessione:
Cosa ho capito? Quale operazione ho scelto? Perché?
4. Favorire il cooperative learning
Molte attività prevedono scambi: ci si confronta con i compagni, si risolvono i problemi creati dall’altro, si ricostruisce la sequenza insieme.
Il pensiero matematico nasce anche dal dialogo.
Perché è fondamentale lavorare (tanto) sulla comprensione del testo in matematica?
La ricerca è chiara:
La difficoltà nei problemi non dipende quasi mai dal calcolo.
Dipende dal testo.
Ecco perché è necessario attivare tutte le strategie possibili.
Le parole-chiave: utili durante le attività, ma solo come supporto
Nel percorso Movie Problems, le parole-chiave compaiono nei testi che i bambini incontrano nelle diverse stazioni. Tuttavia, non devono diventare etichette automatiche che guidano l’operazione da scegliere.
Sono uno strumento utile, sì, ma solo per sostenere le fragilità nella lettura e dare un piccolo appiglio iniziale.
Nelle attività:
- si ritagliano e si ordinano parti di storia;
- si rappresentano situazioni in modo visivo;
- si costruiscono problemi autentici;
- si ricostruisce una logica narrativa;
- si dialoga e si argomenta con i compagni.
In questo modo i bambini capiscono che:
- una parola chiave può aiutare, ma può anche confondere. E non basta per comprendere davvero, e soprattutto non sostituisce l’analisi dell’intera storia.
Il cuore dell’attività è proprio questo:
educare a leggere, visualizzare, rappresentare, organizzare e ragionare, senza affidarsi a scorciatoie meccaniche.
Da qui nasce un pensiero matematico più flessibile, consapevole e sicuro.
In conclusione: la matematica è un film che vale la pena vivere
Proporre attività a stazioni significa trasformare la classe in un set:
ci sono registi, attori, scenografie, biglietti, popcorn…
ma soprattutto ci sono bambini che ragionano, provano, scelgono, cambiano idea, si appassionano.
E il risultato finale è una competenza matematica più solida, più consapevole, più felice.
Perché la comprensione del testo è il vero cuore della matematica.
E quando la matematica diventa emozione, allora il film… vale davvero il biglietto.