Strumenti compensativi per tutti: perché proporli a tutta la classe è una scelta educativa giusta

Proporre strumenti compensativi a tutti i bambini, e non solo a chi possiede una certificazione, non è una concessione né un “favorire qualcuno”. È una scelta pedagogica consapevole, che costruisce una scuola più equa, più serena e realmente inclusiva.

Normalizzare per includere davvero

Quando strumenti come mappe concettuali, tabelle, righelli per la lettura, schemi visivi, calcolatrici, immagini, audio, timer o checklist vengono messi a disposizione dell’intera classe, smettono di essere “lo strumento di chi ha difficoltà”.
Diventano ciò che sono: mediatori per imparare meglio.

Esempio: se tutti possono usare una mappa durante lo studio di scienze, il bambino con DSA non è “quello con la mappa”, ma semplicemente uno dei tanti che sta scegliendo uno strumento utile.

L’apprendimento non è uguale per tutti

Ogni bambino apprende con tempi, canali e strategie diverse. C’è chi ha bisogno di vedere, chi di ascoltare, chi di toccare, chi di strutturare. Offrire strumenti compensativi a tutti significa riconoscere la diversità dei funzionamenti cognitivi, non trasformarla in un problema.

Esempio:

  • un bambino usa il righello segna-riga per non perdere il segno durante la lettura;
  • un altro lo prova per curiosità e poi lo abbandona;
  • un altro ancora scopre che leggere con il segna-riga lo aiuta a concentrarsi di più.
    Tutte e tre le situazioni sono legittime.

Strumenti come ponte, non come stampella

Gli strumenti compensativi non sostituiscono l’apprendimento, ma lo accompagnano. Se sono accessibili a tutti:

  • alcuni bambini li useranno solo per un periodo e poi li lasceranno;
  • altri li terranno più a lungo senza sentirsi “meno capaci”;
  • tutti impareranno a scegliere ciò che li aiuta davvero.

Esempio: una tabella delle tabelline sul banco non impedisce di memorizzare: permette di arrivare al risultato, riducendo l’ansia. Con il tempo, qualcuno smetterà di guardarla; qualcun altro continuerà a usarla. Entrambi stanno imparando.

Educare alla scelta, non al giudizio

Quando uno strumento è riservato a pochi, diventa visibile, etichettante, giudicabile.
Quando è per tutti, diventa neutro.

Esempio: se solo un bambino può usare la calcolatrice, viene osservato.
Se tutta la classe può usarla in alcune attività, nessuno si sente “diverso” e il focus torna sull’obiettivo: ragionare, non dimostrare di farcela senza aiuti.

Una palestra di cittadinanza

Mettere strumenti compensativi a disposizione di tutti educa a un messaggio potente:
non tutti abbiamo bisogno delle stesse cose, ma tutti abbiamo diritto agli strumenti che ci permettono di riuscire.

Esempio: in classe convivono mappe, schemi, cuffie per l’ascolto, immagini, quaderni strutturati. I bambini imparano che usare un supporto non è “barare”, ma prendersi cura del proprio apprendimento.

Preparare alla vita, non solo alla verifica

Nella vita adulta nessuno rinuncia agli strumenti: usiamo agende, app, mappe, promemoria, calcolatrici, tutorial.
Normalizzarli a scuola significa formare bambini competenti e autonomi, capaci di scegliere le risorse giuste.

Inclusione reale, non solo normativa

L’inclusione non è un elenco di misure per alcuni, ma una cultura per tutti.
Proporre strumenti compensativi all’intera classe:

  • abbassa le barriere,
  • riduce i pregiudizi,
  • aumenta la consapevolezza,
  • restituisce dignità a ogni percorso di apprendimento.

Perché una scuola giusta non è quella in cui tutti fanno la stessa cosa,
ma quella in cui ognuno ha ciò che serve per imparare,
finché qualcuno potrà farne a meno
e qualcun altro potrà usarli senza vergogna, senza etichette, senza giudizi.

Pubblicato da Maestra Consuelo

Mamma felice e docente e tutor di scuola primaria. Sostenitrice delle metodologie attive nella didattica, appassionata di narrativa per l'infanzia e di tecnologia (Microsoft Ambassador e Innovative Educator Expert dal 2020)

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